venerdì 7 luglio 2017

La guerra in Russia: il Regio Esercito, le “scarpe di cartone” e altri miti

Quante volte abbiamo sentito, a scuola, all’università, in documentari televisivi o dalla voce di persone di nostra conoscenza, frasi come queste: “I nostri soldati avevano le scarpe di cartone!”, “Il nostro esercito era male armato!”, oppure “Noi avevamo il fucile 91, del 1800!”, o letto nelle classiche memorie del fronte russo di Nuto Revelli o Rigoni Stern: “Noi avevamo i muli, i tedeschi i carri armati” e persino recentemente l’autolesionismo patrio, in una Fiction riguardante uno degli eroi veri dell’Italia, Salvo d’Acquisto, è arrivato a un… “Guarda, i tedeschi hanno pure i caschi coloniali, e noi no!”, quando in realtà i soldati tedeschi dell’Afrika Korps preferivano le divise tropicali italiane o quelle inglesi catturate alle loro.
I nostri soldati avevano le scarpe di cartone!”. In realtà gli scarponcini militari italiani erano in cuoio e pelle di buona qualità, certamente quando si devono fare indumenti in milioni di esemplari si prendono delle scorciatoie produttive: quindi si usano fibre artificiali, etc. Gli stessi tedeschi già dal 1939 accorciarono i loro famosi stivali per risparmiare cuoio, dal 1941 distribuirono alle reclute solo degli scarponcini bassi da portare con le ghette, e iniziarono presto a usare filati artificiali come il rayon nei capi d’abbigliamento e a usare bachelite, carta pressata e resine per fare bottoni o parti di equipaggiamento. Lo stesso equipaggiamento invernale italiano, consistente in cappotto in panno, guanti in lana, etc., seppur purtroppo inadeguato per l’inverno russo, era esattamente pari a quello tedesco del 1941; solo nell’inverno successivo la Wehrmacht introdusse delle tenute imbottite per i suoi soldati. Di nota anche il fatto che al Btg. Monte Cervino, inviato in Russia, furono consegnati scarponi dotati delle modernissime suole in gomma VIBRAM, altro che “cartone”!
Corollario: “Avevamo le pezze da piedi e le fasce mollettiere”. Le pezze da piedi erano considerate dai veterani come migliori e più durevoli delle calze, le fasce mollettiere erano, all’inizio guerra, adottate da molti dei contrapposti eserciti! “Noi avevamo il fucile 91, del 1800!” Una delle frasi dimostranti maggiore malafede: il fucile 91 fu in effetti adottato nel 1891… ma d’altronde i fucili usati nella seconda guerra mondiale delle altre nazioni erano molto più recenti? Vediamo: Germania, Mauser K98k, adozione 1898, Inghilterra, Lee Enfield, 1900, Russia, Moisin-Nagant, 1891, Giappone Meiji-Arisaka, 1897, USA, Springfield 1903… 1903! Il “vecchio” 91 era decisamente in buona compagnia!
“Il nostro esercito era male armato!”. Certamente dopo il 1942-1943 il divario tecnologico e industriale con le potenze Alleate o la Germania si ampliò effettivamente in modo irreparabile per il sistema industriale-militare, sociale e politico italiano ma sino al 1941-1942, se per esempio compariamo armi e mezzi italiani con quelli inglesi in Nord Africa, uno dei teatri che videro il maggior impegno delle FFAA italiane nella seconda guerra mondiale, troveremo delle sorprese: nelle armi individuali sostanziale parità, e se gli inglesi avevano una eccellente mitragliatrice leggera, il Bren, noi schieravamo una ottima mitragliatrice pesante, la Breda 37. Una nota dolente riguarda poi il famoso moschetto automatico Beretta MAB 38 A, eccellente arma da fuoco automatica camerata per una potente munizione da 9 mm: prodotta in decine di migliaia di esemplari già nei primi anni di guerra, fu però distribuita solo a pochi reparti e in pochissimi esemplati a causa della mentalità retrograda degli Uffici Armi del Regio Esercito che vedevano nella celerità di tiro dell’arma solo uno “spreco di munizioni”. Il risultato fu che prima della Repubblica Sociale Italiana il MAB finì in numeri maggiori nelle mani dell’Esercito Rumeno (che ne acquistò molti esemplari) e della Wehrmacht che ne requisì a magazzini interi dopo l’8 settembre 1943 controllandone poi la produzione che in quelle dei militari regi italiani. Nei corazzati, se noi allineavamo le giustamente vituperate “scatolette di latta”, i piccoli carri L3, anche gli inglesi non scherzavano con le loro “bare di fuoco”, i vari modelli di Light Tank (carri leggeri) armati di mitragliatrici; nei carri medi i nostri M13/40 e modelli M successivi tenevano bene, con il loro pezzo da 47 mm, contro il 40 mm dei carri Cruiser e Valentine inglesi, il cui cannone peraltro poteva sparare solo granate perforanti e non anche quelle esplosive, essenziali per ingaggiare a distanza i cannoni anticarro e la fanteria trincerata. I Matilda, carri pesanti inglesi, benché dotati di una massiccia corazzatura, erano pochi e lenti. E ad ogni modo, nelle azioni tattiche di corazzati sia gli italiani che gli inglesi sembrano dei novizi imbranatissimi al confronto dei tedeschi, capaci di sfruttare flessibilmente i loro Panzer appoggiati da aliquote di fanteria meccanizzata, artiglieria, genio e aviazione di supporto: anche in questo caso il confronto Italia-Inghilterra è quindi… pareggio! In effetti, quando inglesi e italiani si scontrarono in Nord Africa in condizioni di parità numerica, e senza i tedeschi di mezzo a rubare la scena, anche i Carristi italiani colsero degli allori, come la Divisione Ariete a Bir el Gobi il 19 novembre 1941, quando i suoi 130 carri M batterono i 150 carri Crusader della potente e esperta 22° Brigata Corazzata inglese, distruggendone 42 e perdendone 30. Sicuramente il nostro Esercito era però notevolmente inferiore nelle artiglierie controcarro, nelle comunicazioni, nella logistica e nelle forze meccanizzate, anche se in Nord Africa una buona parte delle unità di fanteria fu comunque dotata di automezzi, come pure le nostre Grandi Unità inviate in Russia con lo CSIR, che poteva allineare alcuni dei migliori reparti del Regio Esercito e dei Battaglioni M. Analizzando le performance di aerei e navi spesso arriviamo a un giudizio di non inferiorità dei nostri mezzi, per esempio anche l’utilizzo della Royal Navy del Radar e della decrittazione (non efficientissima, peraltro) dei messaggi italo-tedeschi nella guerra navale nel Mediterraneo, non deve mascherare gli incredibili errori tattici e la pavidità strategica degli Ammiragli italiani nel 1940-1943. Passando all’Aeronautica gli inglesi non avevano poi solo gli splendidi Spitfire: nel 1940-1941 i nostri antiquati biplani CR-42 erano coetanei dei biplani inglesi Gladiator, e gli Hurricane, una volta tropicalizzati per l’utilizzo in Nord Africa, avevano le stesse prestazioni dei nostri Macchi MC 200 Saetta… poi le famose “otto mitragliatrici” dei caccia inglesi, se paragonate alle sole due dei nostri caccia, potevano risultare superiori solo a chi non osservasse che le armi inglesi erano di piccolo calibro, 7.7 mm, mentre quelle dei nostri aerei erano le potenti Breda-SAFAT da 12.7 mm, sparanti proiettili incendiari di peso quadruplo rispetto ai proiettili inglesi. Il nostro Macchi MC 205 Veltro, inoltre, benché consegnato ai reparti in pochi esemplari nel giugno 1942, aveva caratteristiche pari ai più moderni aerei avversari.
“Noi avevamo i muli, i tedeschi i carri armati”. Considerando che la Wehrmacht schierò contro la Russia nel 1941 più di centotrenta Divisioni e di queste solo una ventina erano Corazzate o Motorizzate, e tutte le altre appiedate e ippotrainate come nelle Campagne Napoleoniche… affermazioni come queste si possono spiegare solo con il ruolo “di parte” di scrittori come Revelli e Rigoni Stern nel dopoguerra. Le cattive prove di talune unità italiane nel periodo 1940-1942 non vanno quindi ricercate tanto nell’inferiorità dei materiali, ma nello scarso addestramento e coesione tra militari di truppa provenienti da regioni diverse, e non resi affiatati dai propri Ufficiali del Regio Esercito, i quali spesso si consideravano come superiori non solo di grado, ma anche di… casta, quindi incapaci di vincere il rispetto e guadagnarsi la fedeltà dei propri uomini. Inoltre gli Ufficiali Superiori stessi, spesso anziani, applicarono tattiche risalenti alla prima guerra mondiale in un contesto di guerra di movimento molto diverso, e invece di aggiornare le loro conoscenze d’arte militare preferirono dare la colpa dei loro fallimenti ai soldati o alle loro armi!
Andrea Lombardi

sabato 5 novembre 2016

E=mc2

Dopo aver parlato della teoria della Relatività di Einstein come non parlare della sua esemplificazione?

E=mc2 nella storia della fisica è la sua formula più elegante. Questa formuletta nasce nel 1905 quando Einstein pubblicò 3 articoli sui suoi studi, ognuno di essi avrebbe meritato un premio Nobel per la scienza ma in realtà questo gli venne assegnato solo nel 1921 per la prima di queste ricerche cioè lo studio sui Quanti di luce, meglio noto come legge sull’effetto fotoelettrico.
Il quarto di questi studi invece sarà quello che porterà Einstein alla formulazione della teoria della relatività ristretta e dopo attente riflessioni aggiunge una postilla al termine della sua teoria e la annota con E=mc2 (in realtà usò una annotazione diversa ma alla fine quella era).

Ebbene, l’abbiamo letta e sentita nominare ovunque, tutti o quasi sanno che l’ha scoperta Albert Einstein. Quasi nessuno che non sia del settore scientifico sa però cosa significa, cosa c’è dietro a quel semplice E=mc2



Proviamo a spiegarlo in maniera semplice se è possibile:
E sta per Energia
M sta per Massa
C sta per velocità della luce (dal latino celeritas) 299.792,458 Km/s
2 indica il quadrato di C

Massa ed Energia sono dunque legate e questo mette in moto un sacco di conseguenze concatenate, ce ne sono però 5 che sono fondamentali e stupefacenti. Per spiegarle non voglio usare formule, vediamo se ci riesco ma tenete presente che tutto deriva da quel E=mc2.

1.       Un corpo non può andare più veloce della luce.
L’inerzia è la resistenza che offre un corpo allo spostamento. Secondo Newton l’inerzia è uguale alla Massa e  questa è indipendente dalla velocità, per Einstein NO!
Einstein ci dice invece che essendo l’energia formata da due elementi, ovvero la massa accelerata alla velocità quadratica della luce più l’energia cinetica, solo quando un corpo è fermo l’inerzia è uguale alla massa. Ma più un corpo aumenta la sua velocità più aumenta la sua inerzia! Questo implica che più un corpo va veloce e più difficile è farlo andare ancora più veloce e che questo quando arriva vicino alla velocità della luce non può essere accelerato ulteriormente in quanto servirebbe una quantità infinita di energia.

2.       La formula funziona correttamente anche quando si parla di processi in cui non prendiamo in considerazione la luce. La velocità della luce cambia stato fisico, si trasforma è non è più la velocità di qualcosa ma diventa numero 299.792.458 m/s. Il numero che regola il rapporto tra Massa e l’Energia dei corpi nell’universo ed è una Costante Universale.

3.       L’Energia che possiamo dare ad un corpo, ad esempio scaldandolo o accelerandolo, è praticamente trascurabile rispetto all’energia che egli stesso possiede solo per il fatto di possedere una Massa.
Forse non ci crederete ma un solo grammo di materia, diciamo un grammo di sabbia per esempio, ha una energia di 90.000 Miliardi di Joule. Il Joule è l’unità di misura dell’energia, prende il nome da colui che la definì, James Prescott Joule fisico britannico del XVX secolo. Corrisponde all’energia che qua sul pianeta Terra serve ad alzare di un metro un peso di 100 grammi. Per renderci così conto che la massa di un grammo di qualsiasi materia ha l’energia per sollevare di un metro 9.000 Miliardi di Kg. WOW!
Altro esempio pratico (pratico si fa per dire), prendiamo uno dei gatti di Ilaria…



Quanto peserà? Diciamo che ha esagerato con le crocchette e pesa 5 Kg, ciò vuol dire che il micio ha una energia potenziale di 450 Milioni di Miliardi di Joule con cui potrebbe trasportare la Tour Eiffel sulla Luna andata e ritorno… Per 5 volte! Ovviamente non gli frega niente di farlo, ad una gatto poi, figuriamoci.

4.       Se leggiamo la formula all’inverso ci accorgiamo che la Massa si trasforma in Energia. Prendiamo un atomo pesante come quello dell’uranio che ha 92 protoni, o meglio prendiamo il suo isotopo uranio 245 (l’isotopo è lo stesso elemento ma con un diverso peso atomico avendo un numero diverso di neutroni). Bombardiamo con un neutrone il nucleo dell’uranio 245, si generano due nuclei e si generano anche due o tre neutroni che a loro volta andranno a colpire altri nuclei innescando così la famosa reazione a catena. Durante questo processo però sparisce della Massa che è appunto diventata Energia, l’Energia Nucleare a scissione.

5.       Al CERN di Ginevra particelle vengono accelerate a velocità elevatissime, queste vengono ad un certo punto fatte collidere. Immaginiamo di far scontrare un elettrone con la sua antiparticella un positrone, ci sono sofisticatissime apparecchiature in grado di rilevare cosa succede dopo la collisione di queste particelle. Succede che a sua volta si liberano altre particelle e andando a misurare la massa delle particelle che si sono liberate si scopre che questa è molto maggiore della massa dell’elettrone sommata a quella del positrone. Se qualcuno ricorda, a scuola ci hanno sempre detto che la massa si conserva, infatti La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier, che è il seguente: 
     « Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ».
Ma allora cosa è successo?
È successo che l’Energia Cinetica delle particelle è diventata Massa, ma come vedevamo nel punto 1 l’Energia Cinetica non è  altro che una velocità data da un movimento. Una velocità si è quindi trasformato in Massa, la proprietà di un oggetto si trasforma in un oggetto.

giovedì 3 novembre 2016

Dischi volanti… Ma perché proprio dischi e non cubi?

Se osserviamo la forma degli oggetti volanti costruiti da noi esseri umani ci accorgiamo che anche quelli realizzati con le più avanzate tecnologie non hanno forma di disco.
A questo punto c’è da chiedersi come mai molti sono convinti che ipotetici viaggiatori alieni usino proprio dei dischi.
Per capire dobbiamo cercare chi è che ha coniato questo termine: “dischi volanti”. Fin dall'albore dei tempi ci sono state persone che vedono per aria oggetti che non riescono ad identificare, questi sono definiti appunto Oggetti Volanti Non Identificati = OVNI (detto in inglese: Unidentified Flying Object = UFO). Tecnicamente lo sono tutti gli oggetti che stanno per aria e dal punto di vista dell’osservatore non si riescono a riconoscere.
Ma questi oggetti non sono sempre stati dischi, ufficialmente si è iniziato a parlare di dischi volanti il 24 Giugno 1947 e da allora non c’è stato verso di toglierceli dai coglioni.
Proprio quel giorno un tale Kennet Arnold stava volando con il suo aereo privato sopra lo stato di Washington alla ricerca di un aereo militare scomparso, ma ad un certo punto avvista qualcosa di strano nel cielo. Vede 9 strani oggetti luminosi che riflettono ad intermittenza la luce del sole, calcola che hanno un grandezza di circa 30 metri, una quota di 3000 metri e che si muovono in formazione ad una velocità che stima essere molto elevata, troppo elevata per essere aerei. E fa tutto ciò ad occhio mahhhhh!
Quando atterra racconta quello che aveva osservato a degli amici e tra questi sono presenti anche dei giornalisti per avere notizie dell’aereo scomparso, Arnold nel descrivere come si muovevano questi oggetti usò una similitudine dicendo che “il loro moto era irregolare come un piattino fatto saltare sull'acqua”, come si fa con i sassi che se si lanciano nel giusto modo sul pelo dell’acqua rimbalzano più volte.
I giornalisti come sempre tendono a sintetizzare le notizie e così uno di loro nel suo articolo scrisse che si trattava di dischi volanti, termine che invece Arnold non usò mai ma usò invece il termine “saucers” (piattini) per descriverne il movimento non la forma.
Da quel momento gli avvistatori di UFO o OVNI che vogliate hanno iniziato a vedere dischi volanti grazie ad una sofisticazione giornalistica e ad ogni avvistamento i giornali pubblicavano subito la notizia parlando di dischi senza fare nessuna verifica prima e così il fenomeno si autoalimentò.
Negli anni sessanta un certo Ted Bloecher fece una ricerca analizzando 142 quotidiani nord americani (il solo 2% di tutti gli Stati Uniti) scoprendo che tra il giugno ed il luglio del 1947 ci furono 850 avvistamenti di UFO. Intendiamoci molti avvistamenti erano semplicemente finti ma nel 1951 l’ufficio per le ricerche marine fece l’ipotesi che alcuni avvistamenti potevano essere collegati ai palloni sonda, i cosiddetti SkyHook, che guarda caso avevano tutte le caratteristiche per essere scambiati per strani oggetti non identificati e i primi furono lanciati proprio nel 1947. Questi in determinate circostanze possono raggiungere velocità elevate, volando molto in alto possono luccicare anche dopo il tramonto e la strumentazione di bordo se illuminata in un certo modo può dare l’effetto scia di fuoco, inoltre se vogliamo dirla tutta visti nella giusta prospettiva possono assomigliare a dei dischi.
Comunque sia lentamente ma inesorabilmente nell'immaginario collettivo ci si è fatta l’idea dei dischi volanti, sia il cinema e la letteratura hanno speculato sul “saucer” di Arnold e qualche simpaticone si è divertito più volte a ritoccare foto e video.



Una cosa è certa, Arnold non era in piena digestione di verdure giamaicane quando fece il suo avvistamento, infatti a quanto pare un certo fred Johnson vide da terra la stessa cosa che vide Arnold nello stesso posto, più o meno alla stessa ora. Questo avvistamento infatti ad oggi è ancora inserito nella lista dei casi non chiariti, cioè non c’è ad esso una spiegazione chiara ed accettabile. Questo anche perché esistono solo le testimonianze oculari, non ci sono immagini che possano oggi dirci cosa stavano vedendo.

martedì 1 novembre 2016

Pillole – La Relatività di Einstein

La teoria della relatività di Einstein si divide in due parti:

Relatività Ristretta
Relatività Generale

La ristretta è una teoria generale dello spazio tempo, mentre la generale è una teoria ristretta al campo della gravitazione.
Ad Einstein venne l’idea in un pomeriggio di Maggio del 1907, egli stesso la definì l’idea più bella che aveva mai avuto. Si dice che osservando un imbianchino che lavorava sul palazzo di fronte pensò: “se l’imbianchino cade, nel momento della caduta non sentirà il proprio peso”, e da li nacquero tutta una serie di ragionamenti.
Ovviamente l’imbianchino pensava che se fosse caduto, magari non avrebbe sentito il proprio peso ma una bella botta si!
Quando finì di formularla Einstein aveva 36 anni e da quel giorno che osservò l’imbianchino erano passati 8 anni, c’è da dire che però ci si dedicò al massimo delle sue capacità solo dal 1911 al 1915.
Nel lavoro di ricerca e stesura venne aiutato da diversi matematici come ad esempio Hilbert e scienziati come Michele Besso.
È vero che condivise le informazioni per sviluppare la teoria ma l’idea, l’intuizione fu esclusivamente sua.
Lo stesso Hilbert disse che fu lui a fare il lavoro e non i matematici.
Nel 1919 l’inglese Eddington fece una spedizione in Africa per verificare se durante una eclisse di Sole la luce è effettivamente deviata dalla massa di corpi molto massicci come previsto nella teoria, cosa che si verificò.
La notizia fu talmente importante che tutto il mondo ne parlò, anche perché era una bella immagine dopo la prima guerra mondiale quella di uno scienziato inglese che avvalorava la teoria di un collega tedesco. Curiosamente gli unici a non parlarne furono i giornali francesi… Erano in sciopero!
La relatività generale ha dimostrato che la forza di gravità in realtà non è una forza anche se continuiamo per comodità a definirla tale, questo perché non vi è nessuna forza che attira le masse ma semplicemente sono le masse a deformare lo spazio tempo.
Facciamo un esempio non banale, in base a questo si può dire con certezza che la Terra non ruota intorno al Sole! ?????? Si, se guardiamo il moto da osservatore esterno è proprio quello che appare ma in verità la Terra va dritta in uno spazio curvo.
Grazie alla teoria generale si sviluppa così una nuova scienza e nasce la cosmologia e da allora l’universo viene visto come una entità fisica.
Un prete francese certo George Lemaitre (fisico ed astronomo belga) capisce che la teoria della relatività prevede un universo in espansione, questa idea non piaceva ad Einstein che era convinto che l’universo fosse statico. Einstein disse a Lemaitre: “i suoi calcoli sono corretti ma la sua fisica è abbominevole”. 



E per confutare il collega belga inserì nelle formule un nuovo elemento: la costante cosmologica. Sperava così di sistemare le cose a suo favore ma poi i dati sperimentali con il tempo dimostrarono, come previsto nella relatività, che l’universo è in espansione. Ad Einstein non rimase altro che elogiare Lemaitre per l’intuizione dicendo: “la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che io abbia mai sentito”, e aggiunse: “la costante cosmologica è stata il più grande abbaglio della mia vita”.
Lemaitre rispose ad Einstein che forse era troppo precipitoso, in fondo quella della costante cosmologica non era una cattiva idea. Era pessima se la si usava per giustificare un universo statico visto che tra l’altro nemmeno funzionava, ma era invece molto interessante nel caso di un universo con una espansione molto accelerata. E il nostro universo… Accelera! Tanto è vero che oggi, dopo l’osservazione pratica da parte del telescopio Hubble dello Red Shift è diventata la base per la spiegazione dell’accelerazione dell’espansione dell’universo.

Carlo Rovelli per sintetizzare la teoria della relatività scrisse: “il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio, il campo gravitazionale è lo spazio.

sabato 29 ottobre 2016

I fatti di Goro spiegati ad un pirla

1. Sabato 29 Ottobre era prevista a Gorino l’inaugurazione di una nuova draga dono della provincia di Ferrara alla copego. Con sorpresa di tutti Venerdì 21 mattina il sindaco di Goro viene avvertito dalla prefettura di Ferrara che tale inaugurazione deve essere anticipata al giorno dopo, Sabato 22 Ottobre.

2. La perplessità è molta in quanto non si capisce l’esigenza di anticipare un evento che era già da tempo fissato. Visti i tempi stretti il sindaco con i suoi collaboratori e chiedendo anche aiuto delle cooperative di pescatori si prodiga comunque nel preparare l’evento che prevedeva anche la realizzazione di un sontuoso palco per le personalità.

3. Sabato 22 si svolge l’inaugurazione, sono presenti ovviamente il Sindaco di Goro, il prete, il prefetto di Ferrara, il presidente della Provincia di Ferrara Tagliani,  l’ex presidente regionale ora consigliere Zappaterra tutti insieme appassionatamente all’insegna del volemose bene, siamo tutti una famiglia, guardate che bravi che siamo a darvi una mano a incentivare il turismo. Ovviamente questi si prendono la loro bella dose di applausi e di ringraziamenti dei cittadini Goresi e tornano a casa bei soddisfatti di aver conquistato anche qualche voto elettorale.

4. Tutti felici e contenti almeno fino a Lunedì 24 Ottobre quando, alle 4 del mattino un auto dei carabinieri giunge presso l’ostello di Gorino e affigge all’entrata di questo il verbale di sequestro dell’intero edificio. Di notte, come i ladri! Precisiamo, l’ostello in questione è anche l’unico bar del paese (appena più di 500 abitanti), è di proprietà della regione ed è stato dato in gestione ad un privato che ha fatto di questo la sua attività lavorativa principale. Alle 15 del pomeriggio gli viene ulteriormente notificata una ordinanza di sgombro immediato da eseguire entro le 17 del giorno stesso in quanto lo stabile è stato individuato come struttura abilitata per ospitare almeno 20 richiedenti asilo che arriveranno in serata. (non era specificato se fossero donne, bambini o altro).




5. Immaginate la perplessità del gestore che nel giro di nemmeno un giorno si è visto dover sgomberare i locali e trovarsi altro da fare, senza nemmeno sapere bene come sbancare il lunario il giorno dopo. Al che questo chiama il sindaco di Goro, gli amici, i presidenti delle cooperative , smuove un po’ tutte le sue conoscenze e alle 17 invece dello sgombero dell’ostello si alzano le barricate. Barricate? Qualche pedana da vongole messe per la strada ed un improvvisato gazebo per ripararsi e mangiare.

6. Ecco che qua si spiega la fretta nel voler anticipare l’inaugurazione del 29. Probabilmente la prefettura immaginava che sarebbero nate molte proteste e se i personaggi elencati all’inizio si fossero presentati la settimana dopo questi eventi sapevano che non sarebbero tornati a casa grondanti di applausi ma di altro non ben definito.

7. Le proteste in se non erano tanto nei confronti degli eventuali ospiti, di cui comunque ribadisco non si conosceva la natura, ma più che altro per le modalità con cui si è deciso di intervenire da parte delle istituzioni. Senza avvertire preventivamente il sindaco, senza organizzazione e attuando in un solo giorno un esproprio vero e proprio senza preoccuparsi minimante di chi viveva gestendo il bar e l’ostello. La situazione è peggiorata quando arriva sul posto Nicola Lodi, responsabile della sicurezza sull’immigrazione della Lega Nord di Ferrara che approfittando della situazione scalda la piazza a suon dei soliti slogan leghisti. A quel punto i media sono concentrati su Goro e Gorino e la prefettura dichiara che i profughi erano solo 12 donne, delle quali una incinta di 8 mesi, e 8 bambini. A questo punto la battaglia per i giornali diventa i cittadini di Goro contro l'umanità.

8. C’è da dire che è stata anche tanto decantato dai media il fatto che una delle profughe fosse incinta di 8 mesi. Bene! E è normale far fare ad una donna all’ottavo mese un viaggio dalla Sicilia a Bologna, da Bologna a Gorino che è l’estremo lembo di terra della provincia di Ferrara e dopo c’è solo il mare? Aggiungiamo che non solo l’ospedale pediatrico ferrarese più vicino è a quasi 80 Km di distanza, e questo è un disagio per tutti i cittadini residenti nella zona, ma nemmeno si sapeva chi doveva dare da mangiare e accudire questa gente. In pratica l’impressione è che si sbattevano li alla bella e meglio questi poveri disgraziati.

la terra è sferica?


Nel medioevo si sapeva benissimo che la Terra era sferica e ciò era assodato da studi fatti nell'antica Grecia.
Ma poniamoci delle domande:
Chi ha capito per primo che la Terra era sferica?
Quando?
Come ha fatto?
Riassumiamo il tutto chiedendoci: 
Quando la Terra, nella mente della gente ha smesso di essere piatta?
Partiamo dai nostri tempi... Anno 2016, il fenomeno della Terra sferica è un concetto acquisito, verificabile ed osservabile.
Volendo ci si può imbarcare su una aereo che voli ad una quota sufficientemente alta, in una giornata limpida, per osservare la curvatura terrestre.
Per non parlare di tutte le foto scattate dai satelliti in orbita iniziando da quella dell'Apollo 8 del 1968 scattata dall'orbita lunare.
Non solo scienziati, astronauti hanno a che fare con l'osservazione della curvatura terrestre, un topografo sa ad esempio che se deve fare dei rilevamenti su distanze non brevi deve tenere conto della curvatura per essere preciso.
Ma gli antichi greci, che non avevano i nostri strumenti e non abbandonarono mai la superficie della Terra, come sapevano che questa era sferica?
Come detto nel post sulla Terra piatta all'inizio c'era Anassimandro che per primo capisce che la Terra era sospesa e non appoggia su nulla (che poi ci sarebbe lo stesso problema per la cosa su cui appoggia la terra, e a sua volta su cosa appoggia quello che appoggia che appoggia la terra e via all'infinito), per lui la terra era un cilindro ma intuisce che essendo sospesa non ha ne un sotto ne un sopra, ed è questo il concetto fondamentale per arrivare alla teoria della sfericità.
Applicando il concetto che non esiste un sopra e un sotto in tutte le direzioni piuttosto che solo sulle facce del cilindro il giochino è fatto.

Essendo trascorso molto di più di un paio di millenni è difficile dire con precisione come andò a tutti gli effetti davvero la storia. Ma proviamoci!
Sapiamo che non fu Anassimandro ad applicare questo concetto, il primo a farlo e a capire la natura sferica della terra fu Parmenide, lo afferma Diogene Laerzio che prende l'informazione da Teofasto.
All'inizio Parmenide si limita a comprovare quella della Luna, non vedendola sempre piena intuisce che quelle sono delle fasi. La Luna è sferica e la vediamo piena, a metà, uno spicchio a volte per niente perché varia in funzione della posizione della Luna, della Terra e del Sole.

Ci sono due considerazioni importanti che hanno portato Parmenide alla intuizione finale:
  1. L'osservazione delle eclissi di Luna: una volta compreso che la eclissi di Luna non era altro che il passaggio dell'ombra della Terra sulla superficie lunare illuminata dal sole e osservando quell'ombra non si poteva non accorgersi che questa era circolare.             
  2. Se ci si sposta in direzione da nord a sud o viceversa le stelle visibili cambiano. Ossia spostandosi sul meridiano a secondo che ci si trovi a nord o a sud osserviamo una porzione di cielo diversa.
E' un errore però dare il merito dell'intuizione della sfericità del nostro pianeta ad una sola persona. In realtà è il merito collettivo di una civiltà straordinaria capace, con l'assoluta mancanza di mezzi tecnici, di osservare e dedurre in un modo che ancora oggi lascia esterrefatti.
E' logico dedurre che sia prima che dopo Parmenide il tema della forma della Terra sia stato affrontato, discusso e ridiscusso e alla fine risolto attraverso ragionamenti a cui parteciparono molti pensatori.
Tra cui sono sicuramente da ricordare: Eudosso di Cnido, Platone ed Aristotele che legarono questa idea con il concetto di gravità. Allora la teoria della gravità prevedeva che i corpi pesanti tendessero per loro natura verso il centro della terra, che per gli antichi era anche il centro del cosmo.
Con la nascita della cosiddetta scienza esatta arrivarono altri grandi pensatori: Eratostene, Archimede e tanti altri se ne occuparono a confermare attraverso dimostrazioni matematiche e fisiche con tanto di misurazioni che la terra era sferica. 
In definitiva la Terra ha smesso di essere piatta molto presto, più o meno nel quarto secolo prima di Cristo, quasi 2500 anni fa. Noi oggi nella nostra epoca moderna è una cosa che diamo per scontata ma nessuna altra civiltà arrivò in maniera indipendente a capire questo concetto.

martedì 25 ottobre 2016

Titanic, Olympic, Britannic - Quello che forse non sapete.


Bene o male tutti (grazie Di Caprio) sono a conoscenza della tragedia del Titanic che si inabissò speronando un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 Aprile 1912. Per quelli che se lo stanno chiedendo no, non è solo un film per altro molto romanzato e sulla porta ci stavano tutti e due.
La White Star Line decidendo di costruire il transatlantico più grande dell'epoca si accorse di aver bisogno anche del più grande cantiere navale dell'epoca. Visto che tale struttura era da realizzare pensò bene di approfittarne e di conseguenza decise di costruire 3 navi gemelle di classe Olympic.

La RMS Olympic entrata in servizio il 14 Giugno 1911
La RMS Titanic entrata in servizio il 10 Aprile 1912
La HMHS Britannic entrata in servizio il 23 Dicembre 1914

In effetti la nave regina era l'Olympic e non il Titanic che purtroppo divenne famoso per la tragedia. Infatti tutti conoscono il Titanic, qualcuno forse conosce l'Olympic ma quasi nessuno sa dell'esistenza del Britannic.
L'Olympic entra in servizio capitanata da Edward Smith che sarà in seguito anche il comandante del Titanic nel suo unico viaggio.
Il 20 Settembre del 1911 l'Olympic viene speronato dall'incrociatore Hawck ed è costretto a tornare al cantiere di Belfast per le riparazioni e sotto potete vedere una delle poche immagini dove viene ripreso insieme al Titanic che era quasi pronto al varo.


Poi tocca al Titanic subire un incidente nel famoso viaggio da Southampton a New York, la Olympic stava facendo in quel momento lo stesso tragitto del Titanic ma in senso inverso e ricevendo l'SOS accorse in aiuto della nave gemella, ma era molto lontana e arrivò troppo tardi. I superstiti erano già stati imbarcati dalla nave Carpazia che arrivò per prima in soccorso e francamente non so quanto questi avessero voglia di salire su una nave identica a quella su cui erano appena affondati. Non a caso visto che la Carpazia era diventata sovraffollata a molti fu proposto di trasferirsi sull'Olympia ma rifiutarono.
Veniamo al Britannic, era destinata ad essere la più elegante, sfarzosa e sicura nave della White Star Line ma con lo scoppio della prima guerra mondiale viene convertita in nave ospedale e viene mandata a fare la spola tra Inghilterra e Mediterraneo a caricare feriti. Il 21 Novembre 1916 la nave sperona una mina e affonda in meno di un ora a due miglia al largo dell'isola di Kea in Grecia. A differenza del Titanic nell'incidente muoiono solo una trentina di persone che salite senza autorizzazione sulle scialuppe vanno a sbattere contro le eliche della nave.
L'Olympic comunque a differenza delle sue gemelle non affonda, la nave viene radiata nel 1934 e demolita nel 1935.

Curiosità:
A bordo dell'Olympia quando viene speronata dall'incrociatore Hawck c'è una ragazza che lavora sulla nave come cameriera e da li a poco compirà 24 anni, Violet Jackson. Quando il Titanic sperona l'iceberg a bordo c'è Violet Jackson, quando il Britannic affonda su una delle scialuppe colpite dalle eliche c'è Violet Jackson che ora faceva l'infermiera e che venne comune tratta in salvo. Non è che sta tipa portava un po' sfiga?
Nel 1898, 14 anni prima del disastro del Titanic, lo scrittore Morgan Robertson pubblica il romanzo "Futility" dove con dovizia di particolari descrive l'affondamento di una nave. La descrizione sembra la fotocopia dei fatti che avvennero nel 1912 e guarda caso il nome della nave di cui parlava Robertson era Titan. Della serie: "la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo".