martedì 25 ottobre 2016

Titanic, Olympic, Britannic - Quello che forse non sapete.


Bene o male tutti (grazie Di Caprio) sono a conoscenza della tragedia del Titanic che si inabissò speronando un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 Aprile 1912. Per quelli che se lo stanno chiedendo no, non è solo un film per altro molto romanzato e sulla porta ci stavano tutti e due.
La White Star Line decidendo di costruire il transatlantico più grande dell'epoca si accorse di aver bisogno anche del più grande cantiere navale dell'epoca. Visto che tale struttura era da realizzare pensò bene di approfittarne e di conseguenza decise di costruire 3 navi gemelle di classe Olympic.

La RMS Olympic entrata in servizio il 14 Giugno 1911
La RMS Titanic entrata in servizio il 10 Aprile 1912
La HMHS Britannic entrata in servizio il 23 Dicembre 1914

In effetti la nave regina era l'Olympic e non il Titanic che purtroppo divenne famoso per la tragedia. Infatti tutti conoscono il Titanic, qualcuno forse conosce l'Olympic ma quasi nessuno sa dell'esistenza del Britannic.
L'Olympic entra in servizio capitanata da Edward Smith che sarà in seguito anche il comandante del Titanic nel suo unico viaggio.
Il 20 Settembre del 1911 l'Olympic viene speronato dall'incrociatore Hawck ed è costretto a tornare al cantiere di Belfast per le riparazioni e sotto potete vedere una delle poche immagini dove viene ripreso insieme al Titanic che era quasi pronto al varo.


Poi tocca al Titanic subire un incidente nel famoso viaggio da Southampton a New York, la Olympic stava facendo in quel momento lo stesso tragitto del Titanic ma in senso inverso e ricevendo l'SOS accorse in aiuto della nave gemella, ma era molto lontana e arrivò troppo tardi. I superstiti erano già stati imbarcati dalla nave Carpazia che arrivò per prima in soccorso e francamente non so quanto questi avessero voglia di salire su una nave identica a quella su cui erano appena affondati. Non a caso visto che la Carpazia era diventata sovraffollata a molti fu proposto di trasferirsi sull'Olympia ma rifiutarono.
Veniamo al Britannic, era destinata ad essere la più elegante, sfarzosa e sicura nave della White Star Line ma con lo scoppio della prima guerra mondiale viene convertita in nave ospedale e viene mandata a fare la spola tra Inghilterra e Mediterraneo a caricare feriti. Il 21 Novembre 1916 la nave sperona una mina e affonda in meno di un ora a due miglia al largo dell'isola di Kea in Grecia. A differenza del Titanic nell'incidente muoiono solo una trentina di persone che salite senza autorizzazione sulle scialuppe vanno a sbattere contro le eliche della nave.
L'Olympic comunque a differenza delle sue gemelle non affonda, la nave viene radiata nel 1934 e demolita nel 1935.

Curiosità:
A bordo dell'Olympia quando viene speronata dall'incrociatore Hawck c'è una ragazza che lavora sulla nave come cameriera e da li a poco compirà 24 anni, Violet Jackson. Quando il Titanic sperona l'iceberg a bordo c'è Violet Jackson, quando il Britannic affonda su una delle scialuppe colpite dalle eliche c'è Violet Jackson che ora faceva l'infermiera e che venne comune tratta in salvo. Non è che sta tipa portava un po' sfiga?
Nel 1898, 14 anni prima del disastro del Titanic, lo scrittore Morgan Robertson pubblica il romanzo "Futility" dove con dovizia di particolari descrive l'affondamento di una nave. La descrizione sembra la fotocopia dei fatti che avvennero nel 1912 e guarda caso il nome della nave di cui parlava Robertson era Titan. Della serie: "la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo".

domenica 23 ottobre 2016

Terra piatta???


Nelle civiltà per-classiche si credeva che la Terra fosse piatta e si distingueva ciò che stava in alto e ciò che stava in basso. Nella Grecia antica, ad esempio, si pensava che in alto ci fosse la bellissima casa degli dei e all'opposto vi erano le oscure profondità del tartaro abitato da essere mostruosi (che non erano dentisti ansiosi di mettervi le mani in bocca).
In ogni caso il concetto di terra piatta poneva dei problemi:
  • Dove andava a finire il Sole durante la notte?
  • Dove appoggia la Terra?
Infatti i popoli antichi avevano la loro idea di gravità e la immaginavano come una forza che spingeva verticalmente dall'alto i corpi verso il basso e del resto se lasciate cadere qualcosa questo cade verso il basso. Ma allora come mai la terra stessa non cadeva?
Per trovare qualche risposta occorse aspettare l'arrivo dei grandi pensatori Greci: Anassimandro ad esempio, per primo capisce che in realtà la terra è sospesa nel vuoto ma la immagina come un cilindro.

Il cilindro ha due facce piane, quella sopra e quella sotto quindi in certo senso la Terra era ancora piatta. Costui però immagina anche che come è abitata la parte sopra lo sia anche la parte sotto, abitata da essere strani che hanno la testa in giù e i piedi in su verso di noi e questo concetto è ancora vivo tutt'oggi visto che è l'etimologia della parola antipodi.
Però Anassimandro capisce una cosa basilare: in realtà per quelli sotto, siamo noi quelli con la testa all'ingiù e quindi il sopra e il sotto non esistono nello spazio! !
Poi arrivò Parmenide che osservando la Luna capì che molto probabilmente anche la Terra era sferica e così con il tempo queste informazioni si danno per acquisite.
Quando arriviamo ai tempi di Platone e Aristotele l'idea che la Terra fosse sferica non era nemmeno messa in discussione. Archimede che con i suoi studi sui principi dell'idrostatica dimostrò che i mari a riposo avevano forma sferica e che di conseguenza la stessa forma l'avrebbero avuta anche le terre emerse.
Si iniziò a pensare che quando la Terra nacque fosse del tutto fluida e con il tempo si fosse solidificata ma solo in parte (cosa che ha un fondamento reale tra l'altro) e insomma ai tempi dei grandi pensatori greci la Terra era senza dubbio sferica.
In epoca ellenistica (323 a.C - 31 a. C.) arrivò un genio, tale Eratostene che decise di misurare la circonferenza della Terra al meridiano e lo fece! Utilizzando... Uno gnomone, un cammello e un bematista.
Fatta la sua misura Eratostene stabilisce che la terra ha una circonferenza al meridiano di 252.200 Stadi con un errore, assumendo uno stadio compreso tra i 155 e i 160 metri, tra il -2,4% e il +0,8% rispetto al valore corretto.
Ma è interessante sapere come ha fatto. Eratostene disse: mi serve uno gnomone, cioè un bastone di lunghezza nota che veniva conficcato in terra e di cui si misurava l'ombra, un cammello perché il cammello ha un passo di lunghezza costante e un bematista che non era altro che colui che contava i passi del cammello per sapere quanta distanza si era percorso (il tutto era un enorme contachilometri insomma).Eratostene era il terzo bibliotecario della biblioteca di Alessandria e aveva comunque a disposizione il meglio della cartografia geografica dell'epoca e la distanza tra Alessandria e Syene (l'attuale Assuan) era nota.
Ci si rese conto che a Syene in tal giorno, ad una determinata ora il sole era esattamente a picco e lo gnomone non faceva nessuna ombra, mentre ad Alessandria lo stesso giorno alla stessa ora lo stesso gnomone (non lo stesso ma uno identico) produceva un'ombra di una certa lunghezza.
Bene, allora facciamo qualche calcolo di trigomomentria e misuriamo l'angolo che c'è tra il vertice dello gnomone e il vertice dell'ombra che esso proietta. Questo angolo (7 gradi) lo riportiamo all'angolo giro (360 gradi) e otteniamo una proporzione che esattamente quella che c'è tra la distanza di Alessandria e Syene e la circonferenza meridiana della terra. Dividiamo 360 per 7 e moltiplichiamo il risultato per la distanza Alessandria Syene = 252.000 Stadi.
Purtroppo però anni dopo arriva Posidonio, anche lui fa calcoli sulla circonferenza della Terra e alla prima misurazione il suo risultato è: 242.000 stadi, imprecisa ma pur sempre vicina a quella di Eratostene. Ne fa una seconda... e la scazza clamorosamente stimandola in 180.000 Stadi, rimpicciolendo così il nostro pianeta del 30%.
Posidonio è vissuto in piena epoca imperiale (135 a.C. - 50 a.C.) e per gli scienziati non ci sono finanziamenti e quando gli studi non vengono finanziati non si ha un ristagno delle conoscenze ma si va piuttosto incontro ad un regresso così che molte delle scoperte importanti fatte nei secoli precedenti vanno perse.
Ecco allora che Plinio il Vecchio è convinto che Eratostene abbia misurato la circonferenza della terra calandosi dopo la morte al centro della Terra e se non è regresso questo!
D'altronde il principio matematico con cui Eratostene aveva fatto il suo calcolo non era complicato, ma allora Plinio era così idiota? Mah... In realtà in epoca romana nessuno ha mai dato cenno di avere capito il concetto di Eratostene quindi questa cosa ha un nome cioè declino culturale.
Dobbiamo sfatare il mito che nel medioevo si pensava che la Terra fosse piatta. In realtà esistono solo due testimonianze di terrapiattisti in tutto il medioevo che sono Lattanzio e Cosma Indicopleuste che in alcuni loro trattati indicano la Terra come piatta. Cosma in particolare preso da vigori religiosi asserisce che la Terra è piatta perché deve per forza essere fatta come scritto nella bibbia, cioè con la stessa forma del tabernacolo di Mosè, quindi piatta, rettangolare e con un muro che ci gira attorno. La fortuna ha voluto che di scemi nel medioevo c'erano solo questi due ma grazie a questi quasi tutti credono che in quell'epoca tutti pensavano che la Terra fosse piatta. Un po' come dire che tra mille anni i nostri pronipoti credano che tutti noi pensiamo che la Terra è piatta perché qualche coglione l'ha scritto su un sito internet.
Pensare che l'idea della Terra sferica sia una conquista dei tempi moderni è sbagliato, ciò avviene anche grazie all'amico Voltaire che in pieno delirio antireligioso e pro scienza attribuisce ai teologi cristiani questa idea di Terra piatta e cita proprio il a sua volta delirante Cosma.
Il problema è che i teologi cristiani da sempre facevano riferimento ad Aristotele e questo sosteneva che la Terra era sferica. E che c... Voltaire! Per una volta che ci hanno preso non era meglio lasciare perdere?
Andiamo avanti! Arriva Tolomeo che nel suo trattato "La Geografia" da per giusta la misura fatta da Posidonio, quella di 180.000 Stadi (ma porc...)! Nel 1406 Jacopo Angelo traduce il suo trattato "La Geografia" in latino. 1477 la traduzione viene stampata e un certo Paolo dal Pozzo Toscanelli in riferimento a questa realizza un planisfero e apre l'ipotesi di poter navigare intorno al globo.
1485 Colombo (non l'ispettore dei telefilm) che prendendo per buona la misura sbagliata di Posidonio decise di intraprendere il viaggio per le indie attraverso l'ovest. Per farlo chiese finanziamenti ai portoghesi prima e agli spagnoli poi che gli concessero le famose tre caravelle, si mise in viaggio ma a causa della sballatissima misura si rilevò molto più lungo del previsto e per sua fortuna nel 1492 inciampò nelle americhe. Purtroppo dire che le ha scoperte è una forzatura, ci ha sbattuto contro perché stavano in mezzo alla sua rotta. In sostanza non discutiamo il fatto che sia stato un temerario esploratore ma in definitiva resta uno che si era perso!
Ma vi siete mai chiesti come mai nessuno aveva pensato fino ad allora di fare un viaggio del genere? A quel tempo si navigava sempre sotto costa in un perpetuo cabotaggio e pensare di passare settimane in mezzo all'oceano lontani da coste sicure creava un sacco di problemi come ad esempio il rifornimento di acqua potabile e viveri freschi.
Dunque si preferiva passare dall'altra parte perché semplicemente si immaginava il viaggio più corto e sicuro e non perché si pensava che ad un certo punto si sarebbe andati a sbattere nel muro del tabernacolo di Mosè!
Di certo non si pensava che in mezzo ci fosse un intero continente! Ma ne siamo sicuri?
In realtà già i greci 1600 anni prima di Colombo avevano ipotizzato l'esistenza di un altro continente. Ipparco osservando le maree, ad ovest quelle dell'oceano Atlantico e ad est quelle dell'oceano Indiano pensò: se fosse un oceano unico dovrei misurare gli stessi dislivelli, potrei avere gli stessi dislivelli anche con un continente in mezzo ma questo dovrebbe dividere l'oceano in due masse di acqua quasi uguali ma questi dislivelli da una parte e dall'altra non erano uguali. La soluzione al problema era solo una, in mezzo ai due oceani c'era un continente.

[Fonte: Curiuss]

sabato 22 ottobre 2016

I 10 giorni che nessuno ha mai vissuto


Cosa successe tra in 5 e il 14 Ottobre 1582?
Niente, assolutamente niente visto che quei giorni non sono mai esistiti.
Già questo perché con il calendario romano, quello che restò in vigore fino ai tempi di Giulio Cesare, appunto si chiamava Calendario da Calende cioè il primo giorno di ogni mese che inizia con la luna nuova ma questo con il tempo creò un vero delirio. Infatti i giorni venivano contati i maniera completamente diversa da come li contiamo oggi e anche la durata dell'anno era imprecisa e variabile. 
Si cercava di far coincidere i mesi con le fasi lunari ma purtroppo per loro l'anno solare non contiene in esso un numero intero di giorni e di cicli lunari, ogni anno perdevano un po' di giorni e per rileannilearsi ogni due anni aggiungevano un mese chiamato Mercedonio al calendario che durava circa 22 giorni aggiunti a fine Settembre.
Quando Cesare arriva al potere il calendario è talmente sballato che stagioni ed equinozi non hanno più nessun senso. Cesare vuole risolvere il problema e quando incontra Cleopatra questa le presenta un astronomo, un certo Sosigene.
Sosigene basandosi sui calcoli del collega greco Callippo che sosteneva che 1 anno era formato da 365,25 giorni, propone a Cesare di fare tutti gli anni di 365 e ogni 4 gliene attacchi uno di 366, lo chiami bisestile, porta un po' sfiga ma risolvi il problema.
Cesare decide di fare così ma prima per non fare troppa confusione deve dare una sistemata al calendario romano. Questo era ormai sballattissimo come dicevamo e quindi decide di fare un Mercedonio di 23 giorni e attaccarci altri 67 giorni con due mesi inventati a caso e messi tra Novembre e Dicembre e così l'anno 46 d.C. (708 per i romani che contavano gli anni dalla nascita di Roma) diventa un anno di 445 giorni che raddrizzò un attimo le cose.
Entrò in seguito in vigore il calendario di Sosigeno (Sosigeniano? NO!), conosciuto come calendario Giuliano (da Giulio Cesare appunto). Ci si accorse con il tempo però che anche questo calendario era sbagliato perché in realtà l'anno solare non è di 365,25 giorni ma bensì di 365,24 giorni con il risultato che questo sballava di un giorno ogni 130 anni.
Cosa vuoi che sia un giorno ogni 130 anni? Eh però passa il tempo e arriviamo nel 16esimo secolo e ci troviamo con uno scarto di 10 giorni che in realtà dovevano essere di più se non fosse stato che quando i romani introdussero il calendario Giuliano si sono sbagliati e invece di fare un bisestile ogni 4 anni lo fecero ogni 3 limitando involontariamente il danno.
A quel punto arriva l'allora papa Gregorio XIII facendo un po' di conti si rese conto che di quel passo la Pasqua sarebbe caduta talmente vicina a Natale che si rischiava di far nascere Gesù oggi e farlo morire domani. Questo perché il Natale ha una data fissa cioè il 25 Dicembre, la Pasqua invece è legata al calendario ebraico basato sulla luna, data ottenuta con una sorta di calcolo astronomico variabile e legato all'equinozio ed era quindi slittata talmente tanto che la Pasqua più alta era l'11 Marzo. 
Poi c'era la questione del consiglio di Nicea del 325 d.C. dove venne stabilito che l'equinozio era il 21 Marzo e la Pasqua doveva cadere la prima Domenica dopo la prima luna piena dopo l'equinozio di primavera, quindi passi per le questioni astronomiche ma il consiglio di Nicea non si poteva disattendere.
Occorreva quindi eliminare 10 giorni ad ogni costo e il papa Gregorio XIII nominò così una commissione di grandi esperti con il risultato che il 24 Febbraio 1582 viene promulgata la bolla papale intergravissimas che introduceva il calendario Gregoriano e dove si stabiliva che al giorno Giovedì 4 Ottobre 1582 sarebbe seguito il Venerdì 15 Ottobre 1582, quando si dice che il tempo vola! (a cosa saranno serviti sti grandi esperti poi).
Una curiosità è che se andate a leggere la storia di Santa Teresa D'Avila scoprite che si ammala nell'Ottobre del 1582 e la sera del 4 ottobre sta tirando le cuoia ma morirà il 15 Ottobre. Cavolo, pensa uno! Un doloroso supplizio di 10 giorni! No! In realtà è morta la mattina dopo.
Inoltre nella bolla papale si stabilì che nel futuro potevano essere bisestili tutti gli anni non secolari ma divisibili per 4, ma non gli anni secolari tranne quelli multipli di 400, ad esempio 1700 1800 1900 non potevano esserlo ma il 2000 si come in effetti lo è stato.
Insomma, quello che adottiamo tutt'ora non è il calendario perfetto, è quanto meno quello che si avvicina di più al reale tanto è vero che si è pensato di tenerlo così.
L'ultima parte della storia ha però un risvolto interessante. Come mai la chiesa cattolica aveva tutto questo interesse a prendersi il disturbo di modificare un calendario che di fatto interessava tutti?
Perché dal punto di vista dei vertici Vaticani significava riavvenire in possesso dei tempi scanditi nella bibbia dalla liturgia, scandita nei racconti della settimana santa e legati alle lune. L'aggiustamento era un fatto di per se religioso ma che allo stesso tempo affermava a tutti gli effetti il potere della chiesa. La decisione di sopprimere con una bolla papale 10 giorni era una decisione semplice ma allo stesso tempo drammatica e poteva rivelarsi molto impopolare. Ma questa mossa non faceva altro che andare a dimostrare il grande potere della chiesa che lo esercitava su una cosa che apparteneva a tutti... Il tempo!
Infatti i protestanti pur di non riconoscere questo potere continuarono per un altro centinaio di anni ad andare avanti con il calendario Giuliano e ciò fece dire a Voltaire che i protestanti piuttosto che dare ragione ai cattolici preferivano entrare in disaccordo con il sole.
Se poi vogliamo arrivare ai giorni nostri basta pensare che la chiesa ortodossa di Russia, Serbia e Gerusalemme ancora adottano il calendario Giuliano e con loro siamo sfasati di quasi 13 giorni. La Grecia adottò il calendario Gregoriano solo nel 1928, la Turchia nel 1927, la Romania e la Jugoslavia nel 1919, mentre in Francia pur essendo un paese a maggioranza cattolica opposero resistenza alla innovazione e invece di saltare i giorni ad Ottobre lo fecero a Dicembre saltando dal 9 a 20.
I migliori però furono gli svedesi, che nel 1700 si accorsero di essere sfasati di 10 giorni e decisero di saltare per 40 anni di fila gli anni bisestili, saltarono il primo e poi se ne sono dimenticati nel 1704 e nel 1708. Quando se ne sono accorti avevano guadagnato un ulteriore giorno di ritardo e così nel 1712 fanno un Febbraio di 30 giorni così si rimettono 
in riga con il loro vecchio calendario sbagliato. Poi con un lampo di genio nel 1753 decidono di passare dal 18 al 28 Febbraio così da bruciare in un sol colpo i giorni che li differenziano dal calendario Giuliano a quello Gregoriano.
Una menzione la merita anche la Russia che adottò il calendario Gregoriano nel 1918 dopo la rivoluzione d'Ottobre nel 1917. Ottobre? in realtà la rivoluzione d'Ottobre avvenne tra il 7 e l'8 Novembre 1917 ma per la Russia che ancora navigava con il calendario Giuliano è stata tra il 24 e il 25 Ottobre e questo anche nell'errore ha fatto storia.

[Fonte: Curiuss]

martedì 6 settembre 2016

Madre Teresa, cosa ci sarebbe da sapere!


Ovviamente i credenti hanno sempre pensato a madre Teresa di Calcutta come ad una indiscussa ed instancabile benefattrice.
Infatti dai media ci viene da sempre raccontata come una "luminosa messaggera dell'amore", una suorina con la vocazione all'assistenza ai più poveri tra i poveri, che si impegnava in prima persona nella costruzione di ospedali e strutture atte a portare assistenza medica alla moltitudine di bisognosi poveri indiani. Instancabile anche nell'accogliere orfani da tutta l'india e dargli un rifugio ed una educazione.
Purtroppo spesso quello che ci viene raccontato dai media non è sempre vero e mai come in questo caso è stato fortemente manipolato.
Ai più questo sembrerà pazzesco ma madre Teresa in realtà NON HA MAI COSTRUITO, O FATTO COSTRUIRE UN SOLO OSPEDALE!
la sua grande opera di carità si limita nell'aver fondato e diretto un piccolo ospizio per moribondi (in sostanza un lazzaretto con 40 posti) chiamato Nirmal Hirday.
Molti a suo tempo, tra cui le prestigiose riviste mediche "The Lancet" e "British Medical Journal", criticarono i metodi da campo di concentramento praticati in questo ospizio.
Agli ammalati sofferenti non veniva praticata nessuna cura e nemmeno veniva somministrato loro qualche farmaco per lenire il dolore. Venivano letteralmente ammassati in brandine sporche e privati di ogni conforto e non erano rispettate le più elementari regole igieniche.
Gli "ospiti", così come venivano definiti, erano 24 ora al giorno in balia di suore che ovviamente non avevano nessuna preparazione medica. Alcuni medici visitarono la Nirmal Hirday e tutti riferirono di aghi da siringa riciclati più volte su pazienti diversi, cibo e cure inesistenti.
Paradossalmente tra i malati terminali incurabili spesso finivano come pazienti anche malcapitati che con cure semplici ma appropriate avrebbero potuto avere salva la vita ma che morivano comunque a causa delle infezioni e dell'inedia.
Chiediamoci allora come mai viste le tante donazioni di cui disponeva madre Teresa non fu mai possibile costruire un solo vero ospedale attrezzato con strumenti appropriati, medici, e letti!
Per la Santa Teresa non è mai stato un problema di denaro, del resto lei stessa proibì anche azioni gratuite come il trasferimento di malati in strutture più adeguate e le visite di parenti ed amici ai malati. Infatti a lei interessava solo portare avanti la sua dottrina bigotta e antimaterialista. Diceva: "Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti darà gioia. Perché la sofferenza è un grande dono di Dio".
Purtroppo la Santa Teresa non era solo una grande integralista religiosa che anteponeva la sua dottrina del dolore alla dignità degli esseri umani ma era anche una grande ipocrita. Infatti ricordiamo che quando fu lei ad avere bisogno di cure mediche si fece ricoverare più volte alla Mayo Clinic di New York ed in altri ospedali di lusso negli Stati Uniti ma mai nel suo squallido ospizio di Calcutta.
D'altronde chi avendo a disposizione montagne di denaro provenienti da donazioni si farebbe ricoverare in un lazzaretto gestito da suore allo sbaraglio?
È evidente che quell'aurea di santità che negli anni è stata costruita attorno al personaggio di madre Teresa andrebbe totalmente ridimensionata. Non è mai stata questa infaticabile benefattrice di moribondi ma piuttosto una instancabile viaggiatrice.
Sempre in giro per il mondo a ricercare nuove donazioni e sempre presente nei salotti buoni della alta società per incentivare la propria notorietà incontrando facoltosi, teste coronate, aristocratici, governanti e a ritirare premi. Ma non l'avete mai vista tra i poveri, tra la gente comune!
Non si fece scrupolo nell'accettare soldi dalla gang dello spietato dittatore di Haiti Duvalier, da cui andò di persona a ritirare un premio per il suo cattolicissimo impegno.
Ha ricevuto soldi (parliamo di milioni di dollari) anche da personaggi coinvolti in scandali finanziari, si rifiutò anche di restituire 1.250.000 dollari che gli vennero donati da Charles keating che il pubblico ministero USA gli chiedeva dopo aver condannato il Keating per truffa, racket e cospirazione antigovernativa.
La Santa però viaggiava in lungo ed in largo per il pianeta anche per fare sermoni o meglio, dei veri e propri comizi politi ultraconservatori. Quando ritirò il nobel per la pace arringò davanti ad una platea etnicamente molto differenziata che: "La peggiore minaccia per la pace è l'aborto".
Ovviamente era anche schierata contro l'uso di anticoncezionali e considerava il divorzio un abominio a tal punto che finanziò personalmente una campagna in Irlanda che aveva l'obiettivo di rendere il divorzio un reato. Paradossalmente però quando la sua grande amica e finanziatrice Diana Spencer (Lady D) divorziò dal principe Carlo d'Inghilterra dichiarò ipocritamente che era cosa buona.
Fatto sta che sempre impegnatissima nelle sue bigotte ed ipocrite battaglie era sempre in volo su aereo da una parte all'altra del mondo, aveva quindi acquistato a prezzi faraonici una prenotazione fissa riservata in Business Class sui voli Indian Airlines, tanto per non sbattersi troppo visto i frequenti impegni in alta società. È vero costo faraonico ma cosa vuoi che sia visto il denaro che riusciva a rastrellare in donazioni con la scusa dei poveri di Calcutta!
Buona parte delle donazioni venne sfruttato per allargare la congregazione delle "missionarie della carità", ordine da lei stessa costituito che conta oggi oltre 150 monasteri in tutto il mondo.
Lo scrittore indiano Aroup Chatterjee, la rivista tedesca Stern, l'inglese Guardian, la francese Monde Diplomatique e un giornalista d'inchiesta inglese Christopher Hitchens e molti altri hanno criticato l'attività delle missionarie in quanto questi monasteri non hanno nessuna funzione nell'aiutare i poveri e i diseredati ma hanno solamente lo scopo di convertire al cattolicesimo le popolazioni locali e di ingrossare le fila ingaggiando nuove suore.
In alcuni conventi dove vengono ospitati gli orfani il Guardian denunciava disumane condizioni di vita e abusi sui bambini, costretti alla sofferenza in nome della dottrina di Santa Teresa.
L'ordine delle "Missionarie della carità" è l'unica associazione in india che illegalmente si rifiuta di fornire dati di bilancio fiscale al governo indiano, si sa in ogni caso che la parte cospicua del loro tesoro si trova ovviamente allo IOR, la sempre tanto discussa, impenetrabile e nota a molti scandali banca del Vaticano.
Le cose stanno così ma ciò nonostante madre Teresa è stata ed è una delle donne più rispettate al mondo, ma come mai tutta questa sua immeritata fama di brava persona non viene dai più mai messa in discussione?
Come ci ha spiegato Christopher Hitchens "È il problema della credulità", la necessità delle persone di auto convincersi e di credere in qualsiasi cosa se rivestito di santità.
Vista anche la fretta da tempo record con cui il Vaticano ha prima beatificato e poi santificato la vecchia arrivando al punto di violare regole e procedure secolari tanto a loro care viene in mente che un po' di paura che con il tempo emerga fuori la verità su madre Teresa c'è.
Il merchandising attorno alla figura di madre Teresa è partito da tempo, statuette, feticci, libri, stampe, ancora donazioni a suo ricordo, non puoi mica permetterti di fermare un mercato così florido solo per amore della verità.
Ai tempi della beatificazioni in India ci furono manifestazioni di protesta di indiani sdegnati per il presunto miracolo di madre Teresa. Miracolo smontato da una indagine dal governo indiano e classificato come falsificazione ad arte. Infatti si scoprì che la devota donna curata miracolosamente dal cancro con le preghiere dalla suora albanese in realtà era in cura presso un ospedale e fu guarita dai medici. Questi medici denunciarono anche le pressioni subite dalle "missionarie della carità" che auspicavano nel silenzio dei dottori sulla finta guarigione da preghiere, insomma dovevano tacere e stare al gioco.
OK! Forse a te che leggi tutto questo non serve a convincerti che la favola della cristianissima madre Teresa di Calcutta è tutta una montatura. Però posso aggiungere una cosa:
MADRE TERESA ERA ATEA
Non crederci ma il Time di Londra affermò che madre Teresa teneva una corrispondenza confidenziale con il reverendo Londinese Michael Van Der Peet e, venuta alla luce, in questa corrispondenza confessava più volte la sua mancanza di fede.
"Sento il silenzio ed il vuoto dentro di me"
"Cerco e non trovo Cristo"
"Ascolto ma non sento niente"
Per una persona che cerca di auto convincersi di avere fede questo ateismo era vissuto con vergogna e quella fede era solo una facciata, un pretesto per giustificare le sue perversioni morali e dottrine con il culto del dolore.

Fonte:
Aroup Chatterjee - Madre Teresa il verdetto definito
Christopher Hitchens - La posizione della missionaria
Il Governo Indiano

sabato 3 settembre 2016

Dieci miti e dieci verità sull’ateismo


 
di Sam Harris, traduzione a cura di Marco Bortolato
Diverse indagini statistiche indicano che il termine “ateismo” ha acquisito negli Stati Uniti uno stigma sociale talmente straordinario che essere ateo è ormai un completo ostacolo alla carriera politica (ancor più che essere neri, musulmani o omosessuali). Secondo un recente sondaggio di Newsweek solo il 37% degli americani eleggerebbero presidente qualcuno che si qualificasse ateo. Gli atei sono spesso immaginati come intolleranti, immorali, depressi, ciechi alla bellezza della natura e dogmaticamente chiusi all’evidenza del soprannaturale. Persino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo «non dovesse affatto essere tollerato» perché «promesse, patti e giuramenti, che sono i legami delle società umane, non possono avere alcuna presa su un ateo». Ciò accadeva più di 300 anni fa. Ma, negli Stati Uniti attuali, poco sembra essere cambiato. Ben l’87% della popolazione afferma di “non aver mai dubitato” dell’esistenza di Dio; meno del 10% si qualifica atea e pare che la sua reputazione stia sempre più deteriorandosi. Visto che è noto che gli atei sono spesso tra gli individui più intelligenti e scientificamente preparati di una società, sembra importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più importante nel nostro contesto nazionale.

1. Gli atei credono che la vita sia priva di significato

Al contrario, sono le persone religiose che spesso si preoccupano che la vita sia priva di significato e immaginano che possa essere solo redenta dalla promessa della felicità eterna oltre la tomba. In generale, gli atei sono piuttosto convinti che la vita sia preziosa. Si carica la vita di significato vivendola davvero e pienamente. Le nostre relazioni con coloro che amiamo sono ricche di significato adesso; non hanno bisogno di durare per sempre per diventare significative. Gli atei tendono a considerare questa paura di mancanza di senso… beh… priva di senso.

2. L’ateismo è responsabile dei i più grandi crimini della storia dell’uomo

Le persone di fede spesso affermano che i crimini di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot erano l’inevitabile prodotto della mancanza di fede. Il problema del fascismo e del comunismo, tuttavia, non risiede in una loro eccessiva critica della religione; semmai, è che sono troppo simili alle religioni stesse. Questi regimi sono profondamente dogmatici, e generalmente danno origine a culti della personalità che sono indistinguibili dai culti di venerazione di un qualsiasi eroe religioso. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio non sono esempi di ciò che accade quando gli esseri umani rigettano il dogma religioso; sono altresì effetti di dogmi politici, razziali e nazionalistici senza controllo. Non esiste società nella storia dell’uomo che abbia mai sofferto perché il suo popolo è divenuto troppo ragionevole.

3. L’ateismo è dogmatico

Ebrei, cristiani e musulmani affermano che le loro scritture hanno una conoscenza dei bisogni dell’umanità talmente approfondita che potrebbero solo essere state scritte sotto la direzione di una divinità onnisciente. Un ateo è semplicemente una persona che ha preso in considerazione tale affermazione, ha letto i libri e ha trovato l’affermazione stessa ridicola. Non c’è bisogno di prendere tutto per fede, o essere in alternativa dogmatici, per rigettare credenze religiose ingiustificate. Come ha detto Stephen F. Roberts, «Io sostengo che siamo entrambi atei, solo che io credo in un dio di meno rispetto a voi. Quando capirete perché rifiutate tutti gli altri possibili dèi, capirete anche perché io rifiuto il vostro». [La versione originale di questo testo attribuiva erroneamente la citazione allo storico Stephen H. Roberts.]

4. Gli atei pensano che ogni cosa nell’universo si origini per caso

Nessuno sa perché l’Universo si sia originato. In effetti, non è neppure del tutto scontato che si possa financo parlare coerentemente dell’“inizio” o della “creazione” dell’universo, dato che queste idee si richiamano al concetto di tempo, ed ecco che ci ritroviamo a parlare dell’origine dello stesso spazio-tempo. Il concetto che gli atei credano che tutto si sia creato per caso è anche utilizzato regolarmente come critica dell’evoluzione darwiniana. Come Richard Dawkins spiega nel suo splendido libro L’Illusione di Dio, ciò rappresenta un completo fraintendimento della teoria dell’evoluzione. Benché non sappiamo precisamente come la chimica primigenia terrestre abbia prodotto la biologia, sappiamo che la diversità e la complessità che vediamo nel mondo vivente non è un prodotto del puro caso. L’evoluzione è infatti una combinazione di mutazioni accidentali e di selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione naturale” per analogia con la “selezione artificiale” operata dagli allevatori di bestiame. In entrambi i casi, la selezione esercita un effetto espressamente non casuale sullo sviluppo di una qualsiasi specie.

5. L’ateismo non ha alcuna connessione con la scienza

Benché sia possibile essere uno scienziato e credere in Dio — come pare alcuni scienziati facciano — non v’è dubbio che l’avvicinamento al pensiero scientifico tenda a erodere, piuttosto che a supportare, la fede religiosa. Prendiamo come esempio la popolazione statunitense: la maggior parte delle inchieste mostra che circa il 90% della collettività crede in un Dio personale; tuttavia, il 93% dei membri dell’Accademia Nazionale delle Scienze non credono in Dio. Ciò suggerisce che poche forme di pensiero sono meno congeniali alla fede religiosa della scienza.

6. Gli atei sono arroganti

Quando gli scienziati non sanno qualcosa (come il perché dell’origine dell’universo, o come si siano formate le prime molecole auto-replicanti), lo ammettono. Nel campo scientifico è molto grave fingere di conoscere cose che in realtà non si sanno. Eppure lo stesso comportamento è la linfa delle religioni basate sulla fede. Un sesquipedale esempio d’ironia in materia religiosa è la frequenza con cui persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre allo stesso tempo rivendicano conoscenze in tema di cosmologia, chimica e biologia che nessuno scienziato può vantare. Su materie quali la natura del cosmo e il nostro posto al suo interno, gli atei traggono generalmente le loro opinioni dalla scienza. Questa non è arroganza; è onestà intellettuale.

7. Gli atei sono chiusi all’esperienza spirituale

Non v’è nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, senso di rapimento e soggezione; gli atei possono tenere in alta considerazione queste esperienze e cercarle con regolarità. Ciò che gli atei non sono propensi a fare è utilizzare tali esperienze come base di ingiustificate (e ingiustificabili) affermazioni sulla natura della realtà. Non v’è dubbio che alcuni cristiani abbiano migliorato la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù. Ma questo cosa dimostra? Solo che certe discipline e codici di condotta possono avere un effetto profondo sulla mente umana. Le esperienze positive dei cristiani suggeriscono che Gesù sia il solo salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente, dato che gli induisti, i buddisti, i musulmani e persino gli atei fanno simili esperienze con regolarità. In realtà, nessun cristiano al mondo potrebbe affermare persino che Gesù portasse la barba, figuriamoci che fosse nato da una vergine o risorto dalla morte. Semplicemente, questo non è il tipo di affermazioni che l’esperienza spirituale può autenticare.

8. Gli atei credono che non ci sia niente al di là della vita umana e della comprensione umana

Gli atei possono tranquillamente ammettere i limiti della comprensione umana, molto più dei religiosi. È ovvio che non capiamo pienamente l’universo; ma è ancora più ovvio che una sua migliore comprensione non passa né per la Bibbia né per il Corano. Non sappiamo se esiste vita complessa da qualche altra parte nel cosmo, ma potrebbe esserci. Se c’è, tali esseri potrebbero anche aver compreso le leggi di natura di gran lunga meglio di noi. Gli atei sono aperti a tale eventualità. Possono anche ammettere che se extraterrestri intelligenti esistono, il contenuto della Bibbia e del Corano desterà in loro un’impressione persino minore di quella presente negli atei umani. Dal punto di vista degli atei, le religioni del mondo banalizzano completamente la bellezza reale e l’immensità dell’universo. Per fare una simile osservazione, non c’è bisogno di accettare alcunché sull’insufficienza delle evidenze.

9. Gli atei ignorano il fatto che la religione sia di estremo beneficio alla società

Coloro che enfatizzano i positivi effetti della religione paiono non capire che tali effetti non dimostrano la verità della dottrina religiosa. Questo è il motivo per cui abbiamo termini come “pensiero magico” e “autoinganno”. C’è profonda differenza tra illusione consolatoria e verità. In ogni caso, si può tranquillamente discutere dei “benefici” della religione: in gran parte dei casi pare che la religione dia ai cattivi buone ragioni per comportarsi bene, benché vi siano già di per sé molte buone ragioni per far ciò. Chiedetevi cosa sia più morale: aiutare i poveri sulla spinta della preoccupazione per la loro sofferenza, o farlo perché si pensa che il creatore dell’universo vi premi o vi punisca a seconda che lo facciate o no?

10. L’ateismo non dà alcuna base per la moralità

Se a qualcuno non è già chiaro di suo che la crudeltà è male, non lo scoprirà certo leggendo la Bibbia o il Corano, dato che questi libri sono pieni di celebrazioni di crudeltà, sia umana sia divina. Non traiamo la nostra moralità dalla religione. Decidiamo cosa sia buono nei testi sacri facendo ricorso a intuizioni morali che sono (entro certi limiti) insite in noi e che sono state affinate dal pensiero plurimillenario sulle basi e sulle prospettive di felicità per gli esseri umani. Abbiamo fatto considerevoli progressi etici nel tempo e non certo grazie a una lettura più attenta della Bibbia o del Corano. Entrambi i libri infatti sono indulgenti sulla schiavitù, e tuttavia ogni essere umano civilizzato riconosce che la schiavitù sia un’abominazione. Qualunque cosa ci sia di buono nelle scritture (come le regole auree) può essere ammirato per la sua saggezza etica senza bisogno di credere che ci sia stato offerto dal creatore dell’Universo.

martedì 16 febbraio 2016

Padre Pio, la supercazzola da Pietralcina



  • Il corpo conservato nella teca non è il suo: o, meglio, non è chiaro che cosa resti del corpo originale. Cadaveri che non si decompongono e si conservano a lungo non sono solo una caratteristica dei santi. Ce ne sono molti in giro per il mondo e occasionalmente se ne trovano di molto antichi (basti pensare alle mummie degli egizi o a Otzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, il cui corpo è rimasto integro per più di 5000 anni), ma certo non presentano il colorito naturale e il volto sereno e disteso che ha Padre Pio nella teca. Questo perché quello che vediamo non è il volto di Padre Pio ma una testa in silicone creata dalla ditta londinese Gems Studio, la stessa che realizza le statue per il museo di Madame Tussaud. Come sia realmente il corpo di Padre Pio lo si può intuire dalle dita annerite e secche che spuntano dai guanti.
  • Ordinava in segreto acido fenico dal farmacista: attraverso alcuni bigliettini chiedeva flaconi di acido fenico e vetrarina, sostanze caustiche in grado di procurare bruciature e lesioni sulla pelle. Quando il Santo Uffizio mandò a San Giovanni Rotondo monsignor Raffaele Carlo Rossi per indagare sui sospetti che circondavano le sue stigmate, Padre Pio si difese sostenendo che in realtà intendeva usare tali sostanze per fare uno scherzo ai confratelli, mischiandole al tabacco in modo da farli starnutire.
  • Le sue “visioni” erano copiate da quelle di un’altra mistica: appena ordinato sacerdote, Padre Pio passava gran parte del tempo a casa, anziché in convento, adducendo non meglio precisati problemi di salute. Per dimostrare il suo travaglio spirituale, le estasi e il contatto personale che aveva con Cristo scriveva ai superiori lettere piene di trasporto. Solo che erano copiate parola per parola dall’epistolario di Gemma Galgani, una donna di Lucca che aveva ricevuto le stimmate nel 1899, e il cui libro era tra le letture del giovane frate.
  • Era considerato uno “psicopatico” da Padre Agostino Gemelli: il fondatore dell’Università Cattolica di Milano fu inviato dal Sant’Uffizio per indagare sul frate e, al rifiuto di questi di farsi esaminare le stigmate, stese comunque un rapporto in cui definiva così il futuro santo: «È un bluff… padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico… Quindi, le ferite che ha sul corpo… fasulle… frutto di un’azione patologica morbosa… Un ammalato che si procura le lesioni da sé… si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti… tipico della patologia isterica».

domenica 17 gennaio 2016

CREDENTI E PECORONI



Perché i credenti vengono definiti anche pecoroni?

I pecoroni sono i preferiti dalla chiesa: sono stati programmati attraverso la dottrina ad essere docili, facilmente pilotabili, ubbidiscono sempre e non fanno domande.
Sono particolarmente felici nel seguire quello che dice loro la chiesa, non avendo molta conoscenza dei loro testi sacri non si rendono minimamente conto che quello che gli viene detto non corrisponde alla parola del Dio immaginario e del presunto Cristo.
Non sanno nulla ad esempio delle eresia che la chiesa stessa propina, sono quelli che adorano nell'ordine: la Madonna, i santi, Cristo (a volte il prete di turno) e per ultimo Dio...
I pecoroni non sanno che così facendo rinnegano la parola del loro Dio e commettono peccato andando contro il 1° comandamento: "Non avrai altro dio all'infuori di me" che nella sua versione completa cita meglio: "Io sono il Signore, tuo Dio... Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine... Non ti prostrerai davanti a quelle cose..." Insomma l'adorazione di santi e madonne e di qualsiasi cosa non sia Dio è eresia!

Amano omologarsi l'un l'altro fondendo il proprio pensiero e comportamento in quello di gruppo.
Quasi sempre disinformati, prevedibili ed ingenui sono incapaci nel mettere in discussione qualsiasi concetto sia stato loro insegnato dai predicatori del nulla, in sostanza sono persone schiavizzate dalla religione.

Spesso angosciati dalla loro stessa esistenza vivono con l'illusione che Dio esista veramente e che abbia sentimenti umani così da soffrire, gioire, arrabbiarsi a seconda di come si comportano le persone e sono spaventati dall'ipotesi che Dio non esista.

Nelle pagine web sono facilmente riconoscibili, incapaci di argomentare qualsiasi confronto, non sono nemmeno in grado di capire le cose che uno con idee diverse dalle loro cerca di spiegare. Sono terrorizzati dal sapere e non riflettono, solo il fatto di prendere visione del punto di vista di atei o agnostici, ma spesso anche dei punti di vista delle altre religioni, costituisce per loro un peccato mortale da dover confessare la Domenica al prete.

Spesso sul web sono migliaia i credenti o pecoroni che si voglia, che leggono pagine di liberi pensatori, magari vorrebbero anche rispondere ma il più delle volte si rendono conto di non sapere nulla. Il loro cervello è colmo di sciocchezze religiose che non solo le risposte sarebbero scontate e prive di veri fondamenti logici ma quasi sempre verrebbero additate come grosse stupidate.

Hanno inoltre un segno particolare molto distinguibile, quasi sempre se commentano il loro unico commento è AMEN!